Il ciuccio a quarant’ anni

Qualche giorno fa dopo una mega lite con lotta per il possesso del mio Iphone, il grande (8 anni) ha dato un morso nel pisello al piccolo (4), che ha cominciato a piangere come un’aquila. Stavolta mi sono proprio incazzato, ho dato uno scappellotto a Edo e gli ho urlato in faccia che non può fare cose del genere perché poteva fargli male davvero.

Dopo aver accertato che non c’erano danni effettivi ho continuato a menargliela per mezz’ora dicendo che sono degli sciocchi, perché entrambi con qualsiasi pretesto vogliono sempre fare la lotta ed i combattimenti finiscono sempre in pianti ed infortuni. Il concetto che volevo trasmettere era che non si può impiegare il tempo in questa maniera quando ci sono un sacco di altre cose belle da fare.

Tempo sprecato. La lotta è nella natura della loro età, è divertente, e soprattutto non fanno altro che vedere cartoni animati dove i personaggi sono dei “combattenti” per cui da sta cosa non ne vengo fuori mai.

Cerco di spiegare allora che, facendola per gioco, esiste un limite preciso  al danneggiamento verso l’altro, limite che però ovviamente i piccoli non riescono mai a gestire.

D’altra parte quando gli impongo di smetterla mi sento rispondere dal grande : “Oh papà, dai , ci stiamo divertendo, lo capisci?” Il piccolo, bloccato al tappeto ma sorridente ripete a pappagallo: “Papaaaa ci stiamo divertendo uffaaaa”

Ultimamente mi sono stancato di imporre troppe regole, preferisco lasciare andare le cose secondo la natura ed i desideri dei bambini,  probabilmente condizionato dal fatto di essere stato cresciuto con milioni di regole, allora spesso cedo.

“Eh va bè divertitevi finchè potete”, gli rispondo io, “vedete solo che non vada a finire in piangere come al solito”.

E come al solito…accade.

L’ altra sera dicevo, dopo la super-ramanzina andiamo su a letto tutti e tre di cattivo umore, quando mi viene in mente il gioco dello scambio dei ruoli e dico:

“Adesso facciamo così: io sono Edo (8 anni), Edo è Jacopo(4) e Jacopo è papà (41 anni) ok?”

La proposta suscita grande entusiasmo, allora io attacco subito: “Papà mi fai giocare con l’Iphone?”

J(che fa me) : “Va beneee.”

E: (che interpreta J): “No lo voglio io, prima l’avevo chiesto prima iooooo”.

Io (che interpreto Edo) mi incazzo subito fingo di tirare un cazzotto in pieno stomaco a Edo che si ribalta sul letto ridendo ma tentando di continuare ad interpretare la parte.

Interviene il finto papà incazzatissimo che strilla: “Basta smettetela!  Siete sciocchi! Allora facciamo cinque minuti per uno”

“Si ma comincio prima io” , dico.

“Non è giusto” replica Edo (Jacopo) la dai sempre vinta a lui.

Allora il padre di 4 anni sentenzia : “Per decidere chi inizia facciamo a testa o croce” ( il sistema che di solito uso per certificare l’imparzialità)

Insomma siamo andati avanti mezz’ora, riscambiandoci i ruoli in tutte le varianti.

Ho visto Edo fare la mia imitazione di quando devo preparare il latte a Jaco per tre volte di fila,  perché alla prima “E’ troppo caldo” poi, “E’ troppo freddo” poi “E’ troppo giusto”.

Mi rappresentava come un individuo che si muoveva ricurvo con passi lunghi e gambe allargate,  che alla terza volta riportava il biberon al piccino sbattendoglielo davanti dicendo: ” Toooohhhh”.(sottintendendo “Tieni rompicoglioni”).

E’ stato molto istruttivo vedere come ai loro occhi mi comporto come padre, qui non c’erano freni inibitori; da come si comportavano capivo molto di più di quanto avrei potuto ottenere facendo domande, alle quali ovviamente i bimbi rispondono condizionati da logiche di timore di convenienza e chissà che altro.

Allo stesso modo io, interpretandoli nella recita, ho messo in evidenza i loro atteggiamenti più fastidiosi come i bronci inutili o i capricci più insensati. Avevo la sensazione che loro li capissero davvero. Ripeterglielo a voce cento volte non è efficace come farglielo vivere: in questo caso loro erano il papà che da quegli atteggiamenti veniva davvero messo in difficoltà.

Abbiamo riso parecchio, alla fine ho avuto anche la spocchia di dire loro :” Uei avete visto che fare il papà è un casino?”  Mi hanno guardato non troppo convinti, comunque siamo andati a dormire sorridenti.

Una cosa comunque ho capito: fare i capricci è veramente una figata!

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