Il frenetico dell’aeroporto

L’aeroporto è quel luogo dove per attraversare una stanza lunga venti metri ne devi percorrere quattrocento slalomando tra cordicelle di plastica come un ratto da laboratorio anche se davanti a te non c’è nessuno.

Quando apre il gate c’è sempre una certa quantità di gente che si precipita al banchetto, vogliono essere i primi a salire. Forse si vince un premio? Boh!
Me ne resto tranquillo a leggere sulla poltroncina della sala di attesa, domandandomi perché mai dovrei farmi quella lunga fila in piedi? Quando vedo che siamo quasi alla fine della coda mi alzo e mi avvicino.
A quello che si è affannato nel passare per primo, e che magari ha pure pagato la priority sul biglietto, vorrei domandare perché si sbatte così tanto visto che tanto l’aereo, finché a bordo non ci siamo tutti, non parte!

Lo individuo sul bus che ci porta all’aereo. Sta lì appeso da mezz’ora, pressato. È la stessa mezz’ora che io ho trascorso in poltrona a leggere nella sala dell’imbarco.
Tranquillo signore, il bus non parte finché non ci sono anch’io.

Il top lo raggiungiamo all’atterraggio: c’è tanta gente che con l’aereo ancora in fase di parcheggio, si alza per prendere giù dalla cappelliera la borsa e rimane ferma un quarto d’ora in piedi con la testa inclinata, la schiena storta e la borsa in mano.

Ma porca vacca ma non lo avete ancora capito che dall’atterraggio all’apertura delle porte passano almeno sette-otto minuti? Se poi stai seduto nelle file centrali dell’aereo, capisci che dovrai aspettare che escano prima quelli in testa o in coda?
Che diavolo fai con sta valigia in mano in una posizione che mi sembri Igor di Frankenstein Junior.

Non ce la fa, lui ha fretta di scendere.

Lui ha fretta, pare aver deciso di ignorare scientemente il fatto che tanto, fuori dall’aereo, c’è un bus che non partirà mai finché non ci sarà salito anche l’ultimo stronzo che scenderà dal velivolo (che poi sarei io).

Lui sale sul bus con passo deciso e poi se ne resta altri dieci minuti appeso ad aspettare, sempre con la sua valigetta e sempre pressato.

Quando arriviamo al nastro trasportatore dei bagagli eccolo di nuovo!

È in pole position davanti al misterioso buco dal quale vengono vomitate fuori le valige, con lo stesso sguardo di Buffon al momento dei calci di rigore.

Sapete quale è la cosa che mi fa venire da ridacchiare sotto ai baffi? È che lui ancora non sa che la sua valigia, la prima ad essere stivata, ha ottime probabilità di essere l’ultima ad essere messa sul nastro.

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