Il tifoso cieco

Il tifo da stadio è qualcosa che riesce a trasformare una discreta quantità di uomini adulti in bambini di tre anni, nel bene e nel male.

Nel bene perché immergendoti nel gioco riesci a dimenticare ogni rottura di palle della vita quotidiana, ti scordi del mutuo, delle tasse, delle preoccupazioni per i figli, delle seccature che hai sul lavoro.

Nel male perché a volte, tornando ad essere un bambino anche a livello comportamentale, diventi un capriccioso rompicoglioni.

Ogni tanto vado allo stadio con uno dei figli, ci piace il calcio e ci appassionano le vicende della squadra della città. Il prezzo da pagare  è far sguazzare il piccolo in mezzo a alcuni disgraziati che sfogano il proprio stress insultando e maledicendo arbitri e avversari, ma presa nel giusto modo, devo dire che su questo ci facciamo delle gran risate.

Osservo il comportamento del tifoso cieco: appena guardano male un giocatore della sua squadra si mette ad urlare  invocando il fallo. Se la scorrettezza è commessa invece da uno dei suoi, alzano le mani davanti al petto gridando “ma se non l’ha neanche toccato”.

Il bambino di tre anni pensa che il pallone sia suo. Il bambino di tre anni non ha mia colpe, sono sempre gli altri. Il bambino di tre anni si lamenta sempre, difende il giocattolo in maniera anche aggressiva ed insulta gli i giocatori avversari, insulta i tifosi avversari, insulta l’arbitro .

A volte, bisognoso di scaricare rabbia e frustrazione, insulta perfino i giocatori della sua stessa squadra.

Il bambino di tre anni lo sa perfettamente che il calcio è “pilotato”; da quarant’anni, ogni tanto  vengono fuori scandali e processi, ma sono solo una minima parte di quel che esiste, dal momento che questo sport sia dal punto di vista “sociale” che dal punto di vista economico, è fondamentale per gli equilibri del paese.

Tremo al pensiero di che cosa potrebbero combinare in giro per la strada quei milioni di italiani che dedicano abitualmente le domeniche a stordirsi con il calcio.

Lo sport vero è quello dei bambini nel campetto, lo sport professionistico è governato dal denaro; se non ti sta bene smetti di guardarlo, inutile che continui a pagare gli abbonamenti a Sky e ad andare allo stadio per poi lamentarti delle presunte ingiustizie. Continuando a metterci il tuo denaro vuol dire che ti sta bene così perché stai continuando anche tu ad alimentare lo stato delle cose.

Per quanto mi riguarda, alla fine della partita applaudo sempre anche gli avversari, in fondo per me rimangono solo ragazzi che giocano, mica è la guerra.

 

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