Il tifoso cieco

Il tifo è qualcosa che può trasformare uomini adulti in bambini di tre anni, nel bene e nel male.

Nel bene perché, immergendosi in quel mondo, per un po’ l’uomo riesce a dimenticarsi delle tristezze, del mutuo, delle tasse, delle preoccupazioni per i figli, delle seccature che ha sul lavoro e di ogni sua infelicità.

Nel male perché a volte, tornando ad essere un bambino di tre anni, si comporta anche come tale: ha sempre ragione, sono sempre gli altri, si lamenta, difende il suo giocattolo in maniera aggressiva ed insulta chiunque non è allineato al suo pensiero.

Ha sempre ragione

Il tifoso cieco si lascia travolgere da quel perverso meccanismo che gli fa vedere solo ciò che vuole vedere, facendogli perdere ogni obiettività.

Vedi che appena sfiorano un giocatore della sua squadra si mette ad urlare invocando il fallo e maledicendo l’arbitro. Se invece la scorrettezza viene commessa invece da uno dei suoi, lui alza le mani davanti al petto gridando: “Ma se non l’ha neanche toccato”, pretendendo di aver visto meglio lui da ottanta metri rispetto all’arbitro che stava a tre passi.

Ho vinto io!

Non stai giocando tu e non stai arbitrando tu; stai solo guardando e giudicando ciò che stanno facendo altri.

Ma, anche se il suo ruolo è sostanzialmente simile a quello dell’ omarello dei cantieri stradali, il tifoso partecipa emotivamente cercando un’affermazione personale che è stata demandata alla squadra di calcio.

Se la sua squadra vince il derby, lui il giorno dopo potrà entrare in ufficio o nel bar sentendosi in qualche modo un vincente, e di conseguenza un uomo migliore.

Delinquenti

Da ragazzo frequentai alcuni ultras, gente che aspettava l’occasione di una partita di calcio per picchiarsi con qualcuno. Era come se si sentisse la mancanza di una guerra e bisognasse crearla a tutti i costi.

Molestavano padri con i bambini, donne con il fidanzato. Non vedevano l’ora di trovare qualcuno a cui rompere i coglioni o con cui fare a botte.

C’è da dire che il motivo del loro rancore era piuttosto serio: questi sostenevano l’altra squadra! Come si permettevano quelli di Modena di tifare per il Modena e quelli di Lucca di sostenere la Lucchese?

Qualcuno doveva pur punirli per questo!

I più agivano da vigliacchi, in tanti contro pochi. Gli uomini duri invece, generalmente sotto l’effetto di alcool e droghe, sfidavano da soli i gruppi di tifosi avversari, diventando capipopolo.

Il calcio per non pensare

Rifletto anche su quelle persone che tutti i giorni si leggono la Gazzetta dello Sport e che non parlano d’altro. Mi verrebbe da chiedere: “Ma perché dedicare a questa roba tutto questo tempo? “ E’ solo gente che gioca a pallone in fondo.

Un conto è il divertimento di assistere ad un gioco, un conto è viverlo come una religione o come un modo per non pensare mai ad altri aspetti della nostra vita.

Vengono anestetizzati in tanti con il calcio, con i telegiornali, i dibattiti politici, i reality show. Pare che funzioni:  è come mettere un bambino davanti ai cartoni animati per un pomeriggio intero per far sì che non ci distolga dalle nostre occupazioni.

Il tifoso sa perfettamente che il calcio professionistico è per certi versi “pilotato”, ma non ci vuole pensare. Ogni tanto vengono fuori scandali e processi, ed è logico pensare che quel che esce fuori è solo una minima parte di quel che esiste, ma non fa niente. Questo sport in Italia ha qualcosa di “sacro e inviolabile”, sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista economico.  E’ fondamentale per gli equilibri del paese.

Siamo un popolo che non scende in piazza nemmeno per le ruberie delle banche o per i colpi di stato, ce li facciamo passare davanti facendo finta di niente.

Temo che se invece qualcuno minacciasse di abolire il campionato di calcio, allora si scatenerebbe la violenza per le strade.

Forse perché la maggior parte di noi ha accettato di essere un popolo di schiavi e non lotta nemmeno più per la libertà, lotta per l’ora d’aria.

Per quanto mi riguarda, allo stadio applaudo anche gli avversari quando fanno una bella azione, perché non dovrei? Per me sono solo ragazzi che giocano a pallone, mica è una guerra.

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