In vacanza da solo a Capo Verde

VACANZE DA SOLO

Ho cominciato a 40 anni ad andare in vacanza da solo ed ho notato che viaggiando soli succedono più cose. Forse perché sono più in contatto con me stesso e con i miei sensi, colgo opportunità e noto particolari che in compagnia di una fidanzata o di un amico avrei probabilmente trascurato.

Oggi sto prendendo l’aereo per Fogo, la mia amica Maite, originaria di Capo verde, ma in Italia da trent’anni, mi ha dato il numero telefonico di un taxista di fiducia, un certo Dede. L’avevo avvisato del mio arrivo ed infatti eccolo presentarsi al piccolo aereoporto con un foglio di quaderno con scritto a penna blu “Mr. David”.

DEDE

Dede, come ogni imprenditore, cerca di contenere i costi e massimizzare i profitti, così sul taxi sale anche un’ altro cliente che viene poi scaricato prima di me. Passiamo davanti ad un hotel 4 stelle e mi chiede se va bene, altrimenti mi porta in uno più economico. Maite mi scrisse che Dede mi avrebbe dovuto portare in un posto carino, economico, vicino ad un pezzetto di spiaggia sempre deserto, invece questo mi mostra il solito 4 stelle con piscina chiedendomi pure se me lo posso permettere.

Un po’ perché traumatizzato dalla prima notte passata nel bunker colmo di zanzare di Praia, un po’ perché ero già stanco della compagnia del tassista, scelgo con rassegnazione il poco avventuroso 4 stelle.

Dede mi chiede se il giorno seguente voglio fare il tour al vulcano e a che ora mi deve venire a prendere, gli rispondo che non ne ho idea, magari prima mi ambiento un giorno a San Felipe, e poi al vulcano ci vado il giorno seguente o quello dopo ancora. Con una certa insistenza me lo domanda nuovamente e nuovamente, vuole sapere l’orario. Quando capisce che non ci vado domani, mi chiede se.comunque voglio essere accompagnato in un tour per San Felipe, insomma vuole un appuntamento ed un orario, esattamente tutto ciò da cui rifuggo quando sono in vacanza, vivendo tutto l’anno in un mondo di appuntamenti e scadenze, di risposte immediate e continue.

Praticamente mi sta già allucinando, meno male che alla fine desiste e se ne va. “Che razza di rompicoglioni” penso.

Passo il pomeriggio in totale relax alla piscina: leggo, scrivo, fumo, bevo il famoso vino blanco de Fogo (14 gradi, servire ghiacciato). Sulla guida turistica scelgo per la cena un posto chiamato “le Bistrò“. Chiedo alla reception di chiamare un taxi ma la tipa mi fa presente che deve chiamare esattamente lo stesso taxista che mi ha portato lì, in virtù immagino di una sorta di accordo commerciale.

” Ok I have the number” dico alla ragazza.

Non so perché, ma quando Dede non risponde al cellulare provo un leggero sollievo e decido di andare felicemente a piedi; a quanto mi dicono il posto è tranquillo. Appena uscito dall’hotel suona il cellulare: è Dede, a cui spiego che preferisco andare a piedi al bistrò. Ci mette un po’ a digerirla, anzi, forse non la manda giù, ma io saluto cordialmente e riattacco.

“La situazione con Dede sta precipitando” , penso ridendo tra me e me.

GIROVAGARE

Chiedendo informazioni lungo la strada, mi spiegano che “Le Bistrò” ha cambiato nome ed ora si chiama “Pipi’s bar” e proseguo per le vie della città con in testa questo nuovo nome. Ridacchiando tra me e me penso che magari la storia del cambio nome è una balla, atta a dirottare i turisti in un altro locale. Ci sarebbe stato da indagare per aprire un fascicolo con incriminazione per concorrenza sleale, ma sono in vacanza equindi decido di soprassedere. Quando sono nei pressi del luogo indicato, domando ancora ad una famiglia seduta sui gradini di casa. Il padre, molto gentilmente, dice ad un bambino di accompagnarmi. In tasca ho solo banconote da 50 euro e mi spiace non avere una mancia da lasciare al cinno.

Pensiero del mio Mr. Hyde:
“Beh il cinquantone di mancia sarebbe direi eccessivo, manco se la madre del cinno mi avesse fatto un pompino”

Il posto è bello, hanno un terrazzo sulla strada per mangiare all’aperto con sedie e tavoli in legno intagliato. La ragazza che mi fa accomodare è ormai a fine gravidanza e scambiamo due parole. Il clima è familiare, le luci sono calde, la musica di sottofondo è appropriata.

Pensiero di Mr.Hyde: “Che non ti venisse in mente di provarci con la pregnant!”

L’unico altro tavolo occupato è in fondo alla terrazza, madre e padre cinquantenni con due figlie di circa venti o venticinque anni. Tutti insieme stanno chiacchierando e ridendo, sembrano le persone più felici del mondo. L’ aragosta è terminata ma non mi dispiace, qui il pesce è tutto ottimo.

ROMPICOGLIONI

In quel quadretto paradisiaco ecco una nota stonata: Dede che si ferma davanti con il taxi dicendo a voce alta il mio nome dal finestrino.

Parcheggia alla cazzo, sale in terrazza e viene al mio tavolo.

” Che due coglioni, ma che cazzo vuole?”, penso.

Sento l’impulso di dirgli di sparire per sempre, ma non lo faccio per due motivi; primo: è una persona che mi è stata consigliata da Maite; secondo: in un posto sconosciuto, è sempre meglio avere un amico piuttosto che uno a cui stai antipatico perché gli hai detto di andarsene a fare in culo.

Decido per la strategia dell’ amicone e lo accolgo calorosamente con un cinque, un sorriso un po’ sforzato ma convincente ed una esclamazione: “Fish!” che è un po’ il “come butta fratello” in linguaggio locale.

Gli ripeto per la quinta volta che non so che farò il giorno seguente ma lui non riesce ancora a capacitarsi.

Mi sembra di impazzire.

Ho capito che tutti i turisti vengono a Fogo solo per il tour sul vulcano, ma io non voglio decidere ora. Non gli chiedo di sedersi e non gli offro da bere, per farlo sloggiare gli dico che probabilmente domattina lo chiamo per andare alla playa, magari tardi verso mezzogiorno.

Finalmente si toglie dai maroni.

“Ok Dede I call you tomorrow. Fish!” dico mentre dentro di me lo maledico, rivendendo probabilmente a specchio il “me” venditore insistente, che ero stato un tempo.

IL BRONX E LE AUSTRIACHE

Mi dimentico di lui quando dopo qualche minuto arriva un pick up rombante da cui scendono sette ragazzi di colore vestiti come “50 Cent” e si accomodano in terrazza al tavolo vicino a me e sedendosi sugli scalini. Fanno un bel casino e parlano inglese. Quello che noto maggiormente è un pivello sui centoventi chili di peso vivo, rasato in testa ma con una barba tipo Bin Laden.

Capisco che a San Felipe ci siano in questo momento cinque turisti e quindici taxi, ma come si fa ad allucinare la gente così. Eccheccazzo.

Comincio a sparare cazzate con questi e mi presento come italiano mafia pizza spaghetti mandolino baffi neri. Loro se la ridono e il Bin Laden mi dice che adora i “Soprano’s” (che però io non ho mai visto in vita mia).

Mi raccontano essere tutti di Boston, originari di Capo Verde vengono ogni anno a fare qui un po’ di vacanze dai parenti. Uno prende una chitarra e strimpella male circa come me, allora mi ci avventuro anche io per qualche minuto.

Torno al mio tavolo solitario quando arrivano due ragazze che, dal volume della voce e dalle risate che producono mentre salgono alla terrazza, catalogo immediatamente come “ubriache”.

In vacanza da solo, non so perché, mi sento molto meno timido: ” Hello girls, welcome to the party”, dico senza pensarci un attimo. Le due ragazze, che poi scoprirò austriache, (per la precisione austriache-ubriache), si trovano di fronte il tavolo della banda di negroni stile bronx e quello con me da solo.

Mi chiedono di potersi sedere al mio. Io per fare il simpatico dico loro che ci devo pensare, poi dopo mezzo secondo esclamo: “Ok, sure”.

Non ricordo la quantità di cazzate che ho detto loro in quella serata, nel mio inglese non certo oxfordiano. Fatto sta che, per effetto del clima creatosi anche grazie al vino di Fogo, loro ridevano in continuazione ed io mi divertivo un sacco.

Il Bronx mi guardava con rispetto. La leggenda dell’italiano “mangia figa” esiste ancora? Scusate, volevo dire “Casanova”.

VABBE’ PROVIAMOCI

Anna e Stefanie mi hanno raccontato della loro vita: una è biologa a Parigi e l’altra impiegata in una multinazionale a Vienna.

Io credo di aver raccontato sicuramente dei miei figli, poi penso di aver parlato loro della mia idea di andare a far l’amore noi tre insieme.

Sono andato via liscio, voglio dire, non è che prima di chiederglielo sono stato lì a recitargli tutto l’Orlando Furioso per preparare il terreno.

Loro, inspiegabilmente, hanno detto di no, tuttavia mi hanno domandato se andavo con loro il giorno seguente al vulcano, con un camioncino del gruppo “ Zebra tour” avente sede proprio accanto al Pipi’s bar, ed ho accettato con piacere.

Nel ritornare al mio hotel mi hanno dato un passaggio due tizi, che mi hanno fatto sedere sul cassone del loro camioncino. Anche loro mi hanno chiesto se volevo essere accompagnato l’indomani al vulcano, ma gli dissi che ero già d’accordo.

Sono a letto, prima di dormire mi sfiora un pensiero: ” Adesso chi glielo dice a Dede che non vado al Pico de Fogocon lui?”

Minchia… vado in vacanza da solo per stare tranquillo e mi trovo questo che è peggio di una fidanzata ossessiva! Vabbè, buonanotte.

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Questo racconto è parte del progetto editoriale “Dodici”

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