Italia – Costarica (la partita in diretta)

 

Porticine sulla sabbia, coi bastoni, senza righe laterali, anzi una è l’oceano.

È Italia – Costa Rica.

 

Si dia inizio all’esecuzione degli inni nazionali, non tralasciando un minuto di raccoglimento per la mia valigia svanita all’aeroporto di San Josè.

 

Le formazioni: Italia (dei fumati): volendo usare le numerazioni classiche del calcio (e non questi attuali numeri da football americano) il Rava copre tutti i ruoli, dal portiere fino al numero 8. Rosen dal 9 all’ 11, con il compito di svariare molto e non dare punti di riferimento all’avversario.

 

Costa Rica: Bambino (OLÈ), nel ruolo di gregario semi-spettatore e (rullo di tamburi) signore e signori (pausa di suspense) ecco a voi: Diego  Armando Maradona!

 

Al fischio di inizio il Costa Rica tiene subito palla con Maradona, che tenta dribbling spettacolari muovendosi su tutto il fronte offensivo. Rava lo segue per tutto il campo marcandolo strettissimo. Rosen ed il bambino assistono alla scena impietriti e sconvolti. Gol di Maradona, salta due uomini ed appoggia in rete a porta vuota.

 

Pareggio degli azzurri: si chiude il triangolo stretto e Rosen, di piatto sinistro, trova il pertugio tra il bambino ed il palo.

 

Maradona nuovamente in gol, e siamo 2 a 1.

 

Ancora Maradona, che mi porta via la palla in una scivolata a tutta gamba, come non ne si vedeva dall’epoca di Riccardo Ferri in coppa Uefa; e segna di nuovo, portando il Costa Rica in vantaggio di 3 a 1.

 

A questo punto Rava viene folgorato dallo stesso pensiero che mi aveva galvanizzato durante i palleggi: «Oh…ma noi siamo l’Italia!» esclama.

 

«E uno dei due, tra l’altro, è un bambino!» aggiungo io. Insomma, finisce 5 a 3 per noi: tre gol di Rosen e due di Rava, l’ultimo realizzato dopo una meravigliosa discesa sulla fascia, alla Paolo Maldini, spintonando senza complimenti il bambino di dodici anni che, nel contrasto spalla a spalla, pesando sessanta kg in meno, era volato nell’oceano.

 

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