La velocità giusta è la tua

Nelle camerate da dieci o quindici persone dove dormo sono sempre l’ ultimo ad alzarsi. Non punto mai la sveglia contando di essere destato al momento giusto dai rumori degli altri; invece al mattino quegli stessi fetenti che tutta la notte russano come delle idrovore, al mattino, silenziosi come serpenti, si preparano e si vestono senza fare il minimo rumore. Quando mi desto e vedo dalla finestra che fuori è ancora buio mi dico: “dai vabbè, ormai son sveglio, stamattina parto per primo” e così, cercando di non far rumore , scendo dal letto a castello (solitamente privo di scala) e armeggio nello zaino con la torcia per cercare sapone e spazzolino. Mi muovo con tutta la cautela possibile per non disturbare i colleghi pellegrini, evitando di puntare direttamente la torcia sugli altri letti e procedendo quasi a tentoni per uscire dalla camera; di solito inciampo anche in qualcosa cercando a denti stretti di trattenere la bestemmia, specialmente quando dormo nell’ostello parrocchiale.20120825-193233.jpgAppena apro la porta ed un filo di luce illumina la stanza noto che i primi due letti vicino alla porta sono vuoti e mormoro tra me e me : “ma guarda un po’…c’è perfino qualcuno che si è alzato prima di me”; comincio a buttare l’occhio anche agli altri letti: vuoto , vuoto, vuoto… Porca troia non c’è nessuno. Tutta la menata del fare piano e della torcia e dell’inciampo per niente!
Guardo l’ora sul telefono: le 6.20.
Ma a che ora si svegliano sti minchia di pellegrini?
È che hanno tutti il terrore di camminare con il caldo, così buona parte alle 6 è giá per strada. Ma guarda un po’ questi fanatici! Mi verrebbe da dire :”oh, ragazzi ma siete in vacanza! Ti alzi alle 5 in vacanza? Mah! Rimane per me un mistero.
Un paio di mattine ho provato e sono partito con il buio, prima delle sette . Intanto per cominciare qui in altura fa un freddo della Madonna e il bar del paese è chiuso quindi niente caffè.
Il mio corpo non è abituato ad essere attivo a quell’ ora, le gambe cigolano e procedo alla velocità di una novantenne zoppa. Come se non bastasse, al buio, mezzo addormentato, non riesco mai a scorgere i segnali che indicano il cammino e procedo in paranoia con il dubbio di aver sbagliato strada, oppure mi blocco al bivio e rimango in attesa che arrivi qualcuno con una cartina o una mappa, cose di cui io ovviamente sono sprovvisto. Insomma al mattino presto perdo solo del tempo e rimpiango di non essere rimasto a letto.
Gli incontri interessanti non mancano mai: negli ultimi giorni ho conosciuto Willy di Bologna, professione parrucchiere a dispetto della sua capigliatura. Willy infatti mi confessa che si fa tagliare i capelli una volta ogni tre anni; definirlo spettinato sarebbe riduttivo; è la solita storia del calzolaio che gira con le scarpe rotte …
Poi ho conosciuto Monica, trentaquattrenne portoghese insegnante di ginnastica alle scuole medie; sta facendo il cammino per decidere se entrare in monastero e farsi suora oppure no. È parecchio decisa: cammina con vigore e porta uno zaino più grande di lei e dal peso mostruoso, al cui interno è contenuta una intera farmacia, sacchetti pieni di noci, riso, formaggi, pane, pentolini da campeggio. Ho avuto con lei una conversazione molto interessante, chiedendole anche un parere relativamente al nesso tra la devozione a Dio e l’astinenza sessuale delle suore e dei preti. Lei argomentava dicendo che se una persona sente la vera vocazione al sesso poi non ci pensa proprio più, come era nel suo caso. Mi è sembrata la miglior risposta possibile per un’aspirante suora , anche se le ho detto che tra l’operare per Dio e soddisfare le nostre umane necessità non riesco proprio a trovare incompatibilità. Nel discorrere con una “quasi novizia” mi sono sentito trattenuto dal dire le solite oscenità che contraddistinguono i miei discorsi, anche se poi, riparlandone con Gualtiero ci sbellicavamo dalle risate immaginando come sarebbe stato accomiatarmi con un : “comunque se vuoi vedere per un ultima volta come è fatto se vuoi puoi farmi un p…….” .
Poi ho conosciuto un vero pellegrino: vive sul cammino da 5 anni e dorme dove capita con i suoi cagnetti. Mi dice essere un pensionato e che non sopporta l’idea di stare sempre nella stessa casa e vedere ogni giorno la stessa gente.
In cima al monte che precede Astorga vive David: offre ristoro ai pellegrini con frutta pane e bevande in cambio di una libera offerta e dice di dormire lì su un divano coperto da ormai 3 anni. “Che facevi prima ?” gli domando , la sua risposta è essenziale: “Job for money”.
Ieri ho perso tutti i documenti: carta di identità, stampa delle mail dei voli di ritorno e credenziale per accedere agli ostelli, meno male che li ha trovati un ragazzo tedesco che mi conosceva e li ha dati a due ragazzi italiani con cui mi ero scambiato il contatto FB, così oggi ho recuperato tutto.
Camminare sta diventando come una droga, non so come faró al ritorno. Ho i miei clienti al massimo a 100 chilometri da casa, per cui potrei organizzarmi per andarli a trovare a piedi, studiandomi bene gli itinerari. Mi immagino l’imprenditore modenese che quando al mattino arriva in fabbrica vede uno che sta smontando una tenda nel suo cortile… Gli andrei incontro tendendo la mano dicendo : “buongiorno sono Vitali di Telecom Italia, sono passato perchè…ero in zona”.
Quell'”ero in zona”, che è la classica minchiata che da sempre diciamo tutti noi rappresentanti, in questo caso sarebbe pienamente giustificata: il cliente vede che mi muovo a piedi, sa che abito a Ferrara, insomma mica posso venire a Modena tutti i giorni a piedi!

 

2 pensieri riguardo “La velocità giusta è la tua

  1. L’ultima parte del racconto….la tenda e bla bla l’imprenditore…. e’ un pochettino una mezza minchiatina ma il resto e’ veramente ok. Stai diventando bravino. Ciao

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