Diario del terzo e quarto giorno

Spagna – Agosto 2012
Titolo: Terzo giorno
Sottotitolo: Alleggerire
Distanza: 19 Km
Tempo impiegato: non ci ho guardato

Dopo la sfacchinata di ieri sono stanco, mi accontenterò di portare a termine il tragitto da Los Arcos a Viana, di soli 19 km. Continua l’operazione alleggerimento: questa mattina vengono abbandonate in stanza le carte da briscola ed il sacco-lenzuolo della Quechua, nuovo ancora da usare ma di ben 480 grammi di peso; una follia portarselo appresso dato che ho anche il sacco a pelo.

Sento ancora molto la fatica dei 42 km. del giorno prima e così, portata a termine la tappa, prendo una camera d’albergo e me ne resto a letto fino alla mattina dopo. Il problema principale però è il mignolo del piede destro che, totalmente scarnificato e con un “Compeed” mezzo attaccato sopra, ha un’aspetto disgustoso: sembra uscito dal film “Alien”. Togliendo il cerotto, la situazione peggiora ulteriormente; ho sbagliato a non continuare a bucare le vesciche con ago e filo, scroccati a più persone, quello è sempre il sistema migliore.

Dormo dalle 19 alle 5 di mattina sognando il Ciccio-merda del bar che scorreva i numeri della mia rubrica del telefonino con la bavetta bianca agli angoli della bocca . Puah, che schifo.

Spagna – Agosto 2012

Titolo: Quarto giorno

Sottotitolo: Mignoli

Distanza: 25 Km

Tempo impiegato: boh

Oggi parto prestissimo, sono le 5,30 e non è ancora giunta l’alba. Mi incammino senza fare troppi calcoli e con poche aspettative perché capisco che qualcosa non va. Si tratta di quel dannato mignolo destro, pressato dalla calza e dalla scarpa: ad ogni passo vedo le stelle. Al buio seguo il cammino insieme a due ragazzi emiliani di cui non vedo le facce e ad un certo punto ci blocchiamo poiché nessuno scorge più indicazioni; un signore in bicicletta sta tornando indietro, anch’egli non trova la strada.

Dopo un po’ di tentativi le luci delle nostre torce illuminano quello che sembra uno sbiadito segnale; ci proviamo, e per fortuna la strada si rivela quella giusta. Poco dopo mi fermo ad espletare le funzioni in mezzo ad un campo, dietro alcune balle di fieno. Devo dire che farla nei campi mi dà un certo gusto, ricevo la sensazione che “concimando” la mia roba non vada sprecata come giù per il water. Per le mosche, ad esempio, vedo che ogni volta è una festa.

Sono partito da mezz’ora ma il dolore al mignolo del piede destro, che di solito camminando si anestetizza, questa volta non passa; procedo malamente e quelli che mi sorpassano mi chiedono se va tutto bene. Il mignolo sinistro è anch’esso avvolto da una vescica a 360 gradi che ne aumenta il volume a dismisura. Decido senza indugio per l’amputazione dei mignoli ma, non avendo sottomano un bisturi, mi tocca soprassedere.

Non ho scelta: decido di proseguire in ciabatte, almeno fino alla città di Logronõ, dove comprerò scarpe più grandi o calze più sottili.
Dopo dieci chilometri in ciabatte da doccia, i mignoletti effettivamente hanno sollievo, ma pagano pegno le piante dei piedi ed i tendini delle caviglie a causa dell’infimo spessore della suola; comunque complessivamente va molto meglio.

L’idea di percorrere tutto il cammino in ciabatte mi alletta, fa molto “hippy” ma non mi convince del tutto, come se dentro di me una vocetta stesse sussurrando: “Heiii, stai per fare una cazzata madornale”.

Così a Logronõ, esco dal percorso del cammino, allungando di qualche chilometro, ed entro in un Decathlon a provare tutti i tipi di scarpe e di sandali tecnici possibili. Niente da fare, mi fanno male tutti quanti. Quando ormai mi sto rassegnando all’idea di continuare in ciabatte, vedo dei sandaletti dal nome beneaugurante: “Wind Walker”. Minchia, “camminatore del vento”, vuoi vedere che..

Esulto nel constatare che questi non mi schiacciano i mignoli e, con una spesa di 19,99 €, esco dal negozio soddisfatto, non prima però di aver buttato le fedeli Asics con cui avevo fatto anni prima la Maratona di New York. Queste erano scarpe che avrei voluto, a fine cammino, conservare come una reliquia in una teca di cristallo; invece i loro sogni di gloria eterna svaniscono in uno squallido cestino dei rifiuti del Decathlon di Logronõ, rimpiazzate da un sandaletto da due soldi.

Con questa nuova calzatura, abbinata ad una calza di cotone blu, passeggio quasi con eleganza disinvolta di un turista tedesco a Comacchio. L’abbinamento blu/marrone, in genere tanto screditato, a me è sempre piaciuto. Vedo che gli altri

camminatori mi guardano i piedi con meraviglia, dato che effettivamente tutti quanti hanno calzature specifiche da trekking e non questa robetta da passeggio.

Mi vanto.

Arrivo senza grandi intoppi a Navarrete, prevedo già che i problemi di domani saranno alle articolazioni della caviglia. Ceno insieme ad un sacco di altri pellegrini, tra cui molti italiani. C’è anche una coppia di Milano con una bimba di dieci anni. Ognuno compra qualcosa e si prepara il tutto nella cucina dell’ostello. Sono in camera con quindici persone; anche se tutti hanno fatto la doccia, la puzza di piedi aleggia simpaticamente nell’aria. Controllando, mi accorgo che i miei danno il loro buon contributo al tanfo generale.

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